Inizia tutto sessant’anni fa da una botteghina, a Serramanna. E non è finita, anzi. I dodici lustri festeggiati pochi giorni fa con i cinquanta dipendenti sono “solo” uno dei traguardi tagliati da un’azienda che fonda la sua storia con quella della famiglia che le ha dato vita. I Collu sono cresciuti lì, respirando l’aria di impresa fin dalla nascita, avvenuta qualche anno dopo quel 1962 che ha dato il via all’avventura del signor Emanuele Collu, il capostipite, fondatore del gruppo made in Sardinia che nell’Isola ha importato i più famosi marchi d’abbigliamento, diventando punto di riferimento della moda sarda e italiana.

La storia

I Collu sono oggi quattro fratelli, Emilia (54 anni), Alessandra (53), Daniela (52) e Massimo (48), quattro come i punti vendita aperti nel sud Sardegna, uno per ciascuno come ha voluto il papà, che non c’è più da cinque anni ma continua a essere l’ispiratore dei progetti dell’azienda. Con loro, in prima fila, mamma Maria Bonaria Scalas, 75 anni, con il marito-imprenditore fin dai tempi del primo negozietto di Piazza e cresia nel paese del Medio Campidano. «Siamo una grande famiglia», dice Alessandra che dà voce, in occasione del sessantesimo del gruppo, alla storia dell’impresa, dove «famiglia» non sta solo per Collu ma include «tutti voi», ossia i dipendenti con cui hanno brindato, «con un Experience day a Su Gologone» per i decenni 1962-2022 di attività.

Pane, amore e fantasia

La storia dell’azienda i Collu la raccontano «proprio come quella di una famiglia: si vive, si lavora, si attraversano momenti felici e altri di difficoltà e gli ultimi due anni – sottolineano – sono la prova che nonostante gli imprevisti e le avversità, se il gruppo è forte e coeso si riesce ad affrontare tutto». Anche la sfida dell’ultimo arrivato, il quarto show room a Sestu, il più grande atelier sposa della Sardegna con gli oltre 600 metri quadri di esposizione. «Il nostro segreto? Forse non esserci mai adagiati», rivela Alessandra, presentando un team imprenditoriale che all’esperienza acquisita ha saputo unire quel pizzico di ambizione utile in tutte le competizioni. Come le quattro messe a punto in questi primi 60 anni, a partire da Serramanna, poi Assemini, Cagliari («sedi aperte da papa») e, quattro anni e mezzo fa, Sestu. «Ogni dieci anni ne abbiamo aperto uno, anche l’ultimo negozio, quando ormai papà non c’era più, è stato fortemente voluto da lui». L’impronta di Emanuele Collu resiste fino a oggi: «È il nostro esempio, uno che si è fatto da solo, iniziando da ragazzo da Signoriello e poi, prima di sposarsi, mettendosi in proprio aprendo la sua bottega».

La fedeltà

Aria di casa che a quanto pare sono riusciti a far respirare anche ai loro clienti. «È grazie a loro se esistiamo», sottolinea Alessandra, ricordando come riusciva a conquistarseli papà Emanuele, con le sue «grandi doti di venditore». Resistere nel settore abbigliamento non è stato facile, soprattutto in Sardegna, dove tanti negozi si arrendono. Per il gruppo Collu è stata, «oggi possiamo dirlo», una bella sfida: recepire le novità, interpretare le tendenze del mercato e cavalcare le occasioni più propizie. Ecco quel che ha fatto la differenza in un’azienda che vende abiti (da cerimonia e casual). «Viaggiamo, guardiamo il mondo, selezioniamo fornitori e merce, provando gli abiti su di noi, esaminando i tessuti». Più che un lavoro, «una missione», tanta è la responsabilità che si sente a essere eredi di un’impresa di famiglia. A rendere un po’ più lieve il compito è «l’unità» di un gruppo allargato, dove si lavora «assieme ai mariti, alla cognata Sonia», al fianco di «lavoratori appassionati e preziosi collaboratori».

Dall’Isola all’Europa

E se i risultati si vedono è anche merito di un brand che vale un capitale, investito per compiere quei salti di qualità per non restare indietro a nessuno, in Italia e in Europa, anche puntando sull’online. «È emozionante pensare che in 60 anni di attività abbiamo “vestito” intere famiglie, i nostri clienti di oggi sono in parte figli, nipoti dei nostri primi clienti che ci hanno permesso di fare strada e affermarci nel settore».

Carla Raggio

 

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